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Giardino dell'Eden
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Il mwcggiardino dell'Eden (nella tradizione chiamato anche mwcwParadiso Terrestre, seppure la mwdaBibbia non utilizzi mai questo termine) è, secondo il racconto biblico del libro della mwdqGenesi, il luogo in cui mwdgDio pose a vivere l’uomo dopo averlo creato dal fango; vi vissero mwdwAdamo ed mweaEva prima della mweqcaduta a seguito del mwegpeccato originale.
"Eden" è un sostantivo ebraico che significa "piacere, delizie", perciò nella Vulgata di mwfaGirolamo la locuzione mwfqGan 'Eden (גן עדן) fu tradotta come "paradisus voluptatis ", ovvero "giardino/paradiso di delizie" ("paradisus" indicava un tipo di giardino comune nel mondo persiano, il mwfgpairidaeza); secondo questa versione "Eden" non indica dunque una regione geografica, trattandosi semplicemente di un attributo del giardino stesso, oppure la regione potrebbe chiamarsi "Delizia", così come il paese in cui Caino fuggirà si chiamerà Nod, "Fuga". Gli studi dell'ultimo secolo hanno invece proposto di far derivare "Eden" dal termine sumerico (adottato anche nelle lingue semitiche) mwfwedenu, che significa "steppa, deserto"; con ciò Gan 'Eden (גן עדן) verrebbe ad assumere il significato di "giardino/paradiso nel deserto, oasi"; secondo questa versione "Eden" non indicherebbe una regione geografica specifica, ma una generica steppa orientale.
Contents
• Note
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Il racconto biblico
La regione di Eden è detta trovarsi a oriente; dal giardino usciva un corso d'acqua che si divideva in quattro rami fluviali: il mwiaPison (che circondava la terra di mwiqAvila), il mwigTigri, l'mwiwEufrate e il mwjaGihon (che circondava la terra di mwjqKush). Dato che la terra di Kush è normalmente identificata con la Nubia, il Gihon potrebbe essere il mwjgNilo. Se poi il Pison fosse l'mwjwIndo, come propone Meir Bar-Ilancite-ref-1[1], la narrazione biblica avrebbe considerato i quattro più grandi fiumi conosciuti dai popoli mesopotamici: il Tigri e l'Eufrate erano il centro del loro mondo, mentre l'Indo e il Nilo ne costituivano rispettivamente il confine orientale e quello occidentale. La lunghezza smisurata di questi fiumi, la cui sorgente era difficile da identificare (le sorgenti del Nilo furono scoperte solo nel XIX secolo, forse circa tremila anni dopo la redazione di questo racconto), era garanzia che Eden era una terra remotissima.cite-ref-2[2] Gen 2, 10-14 descrive con dovizia di particolari l'ubicazione del giardino dell'Eden: "Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi. Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre attorno a tutta la regione di Avìla, dove si trova l'oro e l'oro di quella regione è fino; vi si trova pure la resina odorosa e la pietra d'ònice. Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre attorno a tutta la regione d'mwmaEtiopia. Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre a oriente di Assur. Il quarto fiume è l'Eufrate".
Secondo il racconto biblico Dio fece germogliare nel giardino molti alberi belli a vedersi e ottimi da mangiare e vi pose l'uomo perché lo custodisse e coltivasse. Al centro del giardino c'erano due alberi particolari: l'mwmgalbero della conoscenza del bene e del male e l'mwmwalbero della vita. Dio proibì all'uomo di mangiare i frutti del primo e dopo la sua disobbedienza, lo allontanò dal giardino dell'Eden, togliendogli così l'accesso ai frutti dell'albero della vita, come sta scritto in Genesi mwna3,22cite-ref-3[3]: Poi mwoqDio disse: «Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi, quanto alla conoscenza del bene e del male. Guardiamo che egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell'albero della vita, ne mangi e viva per sempre».
Miti analoghi di altre civiltà
Il ricordo di un paradiso perduto e a volte altri dettagli narrativi del racconto biblico compaiono in miti edenici di altre civiltà.cite-ref-4[4]
L'Eden nei miti sumeri
Il paradiso dei Sumeri si chiamava mwsqDilmun e può essere identificato nel golfo Persico (mwsgBahrein)cite-ref-5[5], anche se altri studiosi lo collocano nella valle dell'Indo. In questo luogo, dove non esistevano malattie e morte, il dio mwtwEnki usava accoppiarsi sessualmente con le dee sue figlie.
Dopo aver mangiato i frutti degli alberi creati dalla dea mwuqNinhursag viene da questa maledetto e condannato a molteplici mali. Una volta riappacificatasi, per far guarire il dio Enki la dea Ninhursag crea varie dee il cui nome corrisponde alla parte del corpo del dio. Fra le altre, in relazione alla costola, Ninhursag crea una dea dal nome Nin.ti che significa "dea che fa vivere" e "dea costola" (sumerico TI = vita e costola). Questo significato, traslato in ebraico, potrebbe aver dato origine alla figura di Eva.
In un altro mito sumero il contadino mwvaShukallituda, non riuscendo a coltivare la sua terra troppo arida, chiese aiuto alla dea mwvqInanna: questa gli consigliò di piantare degli alberi per fare ombra, facendo così nascere la prima mwvgoasi con una tecnica di coltivazione comune nei deserti intorno al golfo Persico. Il mito si conclude con una trasgressione sessuale in cui il contadino stupra la dea addormentata: come punizione per l'affronto Shukallituda è costretto ad abbandonare il suo giardino.
Infine nel mito di mwwaGilgamesh l'eroe cerca l'ultimo uomo sopravvissuto al mwwqdiluvio, mwwgUtnapishtim, il quale conosce la pianta dell'immortalità che cresceva in paradiso. Utnapishtim rivela a Gilgamesh che il paradiso è sprofondato nel mare, allora Gilgamesh recupera una fronda della pianta sul fondo del mare, ma durante il ritorno un serpente divora la fronda e ritorna giovane. La presenza di tracce di questi miti e di altri motivi letterari nei primi capitoli è coerente con l'affermazione biblica che la Mesopotamia era la terra d'origine di Abramo. Egli lasciò la propria nazione alla ricerca di una religione diversa e perciò è più corretto sottolineare il contesto religioso completamente diverso in cui questi motivi letterari furono rielaborati.cite-ref-6[6]
L'Eden nei miti di altre antiche civiltà orientali
mwyqArturo Graf espone ampiamente i risultati dei suoi studi sul mito del paradiso terrestre nella prima parte del suo saggio mwygMiti, leggende e superstizioni del Medio Evo. Egli scrive che "i libri sacri dell'mwywIndia e il mwzaMahābhārata celebrano l'aureo mwzqmonte Meru da cui sgorgano quattro fiumi, che si spandono poi verso le quattro plaghe del cielo e sulle cui giogaie eccelse olezza e risplende l'incomparabile paradiso, detto mwzgUttara-Kuru, dimora degli dei, prima patria degli uomini, sacra ai seguaci di mwzwBuddha non meno che agli antichi adoratori di mwaaBrahmā. Gli mwaqEgizi, a cui forse appartenne in origine l'immaginazione degli Orti delle mwagEsperidi, serbavano lungo ricordo di una età felicissima, vissuta dagli uomini sotto la mite dominazione di mwawRa, l'antichissimo mwbadio solare. mwbqAiryâna vaegiâh, che sorgeva sullmwbg'mwbwHara-berezaiti degli mwcairanici, fu un vero paradiso terrestre, innanzi che il fallo dei primi parenti e la malvagità di mwcqAngrô-Mainyus l'avessero trasformato in un buio e gelido deserto; e nell'mwcgIran e nell'mwcwIndia, come in mwdaEgitto, durava il ricordo di una prima età felicissima. I cinesi coronarono il mwdqKunlun di un paradiso, dove sono parecchi alberi meravigliosi e di onde sgorgano parecchi fiumi. Nelle tradizioni religiose degli mwdgAssiri e dei mwdwCaldei il mweamito appare con sembianze che non si possono non riconoscere come affatto simili a quelle del mito biblico.
I quattro fiumi che scaturivano dall'Eden biblico (Genesi 2, 10-17) lasciano congetturare che esso fosse un monte, così come lo erano il mwegMeru mwewindiano, lmwfa'mwfqAlburz mwfgiranico, l'mwfwAsgard mwganorrena, il mwgqKâf mwggarabico nonché l'Eden citato dal mwgwprofeta mwhaEzechiele nel mwhqVecchio Testamento (28, 12-19).cite-ref-7[7]
Il paradiso perduto nei miti greco-romani, celti e arabi
L'idea di uno stato felice perduto è presente anche nella civiltà classica mwjagreca e mwjqromana. Lo attestano ad esempio lo scrittore mwjggreco mwjwEsiodo (mwkaOpere e Giorni, 109-119) e il mwkqpoeta mwkglatino mwkwPublio Ovidio Nasone (mwlaLe metamorfosi, I, 89-112). mwlgGreci e mwlwLatini favoleggiavano dell'mwmaetà dell'oro, dei regni felici di mwmqCrono e mwmgSaturno e di più terre beate. Inoltre Graf ricorda i miti delle Isole Fortunate nel mwmwmondo greco, rappresentazioni del paradiso terrestre. Esse sono l'isola dei mwnaFeaci e di mwnqOgigia in mwngOmero (mwnwmwoaOdissea), l'isola di mwoqPancaia descritta da mwogDiodoro Siculo, l'mwowAtlantide di mwpaPlatone, la mwpqMerope di mwpgTeopompo.
Gli mwqaArabi credevano nell'isola beata di mwqqVacvac, oltre il monte mwqgKâf, ricordata nei viaggi di mwqwSindbad ne mwramwrqLe mille e una notte. Di un'isola "dalle poma d'oro" narravano i mwrgCelti.cite-ref-8[8] Questa fu la credenza dei mwswpadri della Chiesa e dei mwtadottori della Chiesa, ripresa da mwtqDante Alighieri, quando a mwtgMatelda nel paradiso terrestre faceva dire: «Quelli che anticamente poetaro/l'età dell'oro e suo stato felice/forse in mwtwParnaso esto loco sognaro» (mwuaPurgatorio, XXVIII, vv. 139-141). Alighieri pone l'Eden nell'opposto mwugemisfero terrestre, proprio secondo le indicazioni dei padri e dottori della Chiesa.
In conclusione, le indagini degli studiosi hanno portato a individuare una lontana convergenza dei miti paradisiaci dei popoli della doppia famiglia mwvaario-mwvqsemitica. Graf rileva altresì che "nel mito paradisiaco ario-semitico [e in altri affini] si trovano tracce di un antichissimo mwvgculto della mwvwnatura. L'albero della vita è albero che porge il nutrimento; l'mwwaalbero della mwwqscienza è l'albero che dà responsi: entrambi appaiono in numerose mwwgmitologie, fatti spesso compagni dell'albero generatore da cui procedono gli uomini".cite-ref-9[9]cite-ref-10[10]cite-ref-11[11]
Maria nuovo Eden nella teologia cattolica
Dato che secondo mw0qPaolo di Tarso Cristo è il nuovo mw0gAdamo con cui inizia una nuova umanità, i mariologi hanno pensato che la collocazione del primo Adamo nel giardino dell'Eden prefigurasse l'incarnazione di Cristo in Maria. Per esempio mw0wLuigi Maria Grignion de Montfort afferma: mw1aLa Divina Maria è il Paradiso Terrestre del nuovo Adamo (Cristo), dove questi si è incarnato per opera dello Spirito Santo per operarvi meraviglie inimmaginabili. È il grande e divino mondo di Dio, dove egli custodisce bellezze e tesori ineffabili. L'analogia fra Maria e il Giardino dell'Eden ispira le tesi dei mariologi sulla purezza di Maria e sulla sua mw1qImmacolata Concezione. La disponibilità dei frutti dell'mw1galbero della vita nell'Eden può rappresentare l'accesso immediato di Adamo alla grazia di YHWH, il "Dio Vivente" e nell'analogia anche in Maria è presente la pienezza della grazia sin dalla sua nascita. L'analogia, poi, poteva trovare un appoggio in un versetto del mw1wmw2aCantico dei cantici, libro da sempre impiegato per comporre molti testi liturgici in onore di mw2qMaria Santissima
(latino)
«Hortus conclusus soror mea, sponsa, hortus conclusus, fons signatus»
(italiano)
«Giardino chiuso tu sei, sorella mia, sposa, giardino chiuso, fontana sigillata»
Nel campo dell'mw5aarte sacra europea, lmw5q'mw5gmw5whortus conclusus divenne presto simbolo del Giardino dell'Eden e della mw6averginità di Maria. Si trova spesso raffigurato, anche tramite pochi accenni simbolici, in dipinti quali le mw6qmw6gAnnunciazioni e in altre scene della vita della mw6wVergine.
Ipotesi sulla localizzazione geografica
Ipotesi mesopotamica
Nonostante il carattere mitologico del racconto, molti hanno tentato di trovare una localizzazione più o meno plausibile del giardino. L'ipotesi più accurata é che l'Eden si collocherebbe nell'odierna regione della mw-aMesopotamia meridionale (Iraq) e più precisamente nella pianura attraversata dal fiume mw-qShatt al-'Arab, sepolto sotto decine di metri di sedimenti. Nello Shatt al-‘Arab oggi confluiscono due dei fiumi citati nella Genesi: il Tigri e l'Eufrate. Il Pison viene identificato con un letto di un fiume asciutto che si trova nell'Arabia settentrionale, mentre il Gihon viene identificato con il fiume iranico mw-gKarun, che scende dai monti Zagros per confluire nello Shatt al-'Arab. Se poi si considera che il mw-wgolfo Persico era completamente all'asciutto durante l'ultima glaciazione ed è stato allagato dalla mw-atrasgressione marina fra i 5000 o 6000 anni prima di Cristo, è possibile che l'Eden si trovasse in fondo al mare attuale: i quattro fiumi avrebbero confluito in un unico grande corso d'acqua che avrebbe reso il Golfo Persico una valle verdeggiante. Se si considera che molti miti ebraici (tra cui la vita di Abramo prima della chiamata di Dio), si collocano in Mesopotamia, non é insensata questa collocazione. cite-ref-14[14] Nel racconto biblico, però, Eden si troverebbe nei pressi della sorgente del Tigri e dell'Eufrate, non della loro foce.
Ipotesi scandinava
Un'ipotesi sulla localizzazione dell'Eden completamente diversa si trova nel saggio mwaqmmwaqqOmero nel Baltico di mwaquFelice Vinci, dove l'autore, nell'ambito della totale localizzazione geografica dei poemi omerici in mwaqyScandinavia, teorizza diversi collegamenti con le mitologie di molti altri popoli, tra cui quello ebraico; e una volta identificata l'Etiopia con la penisola di Nordkynn, anche in Norvegia: «Esaminiamo [...] uno dei fiumi che la bagnano, il Tana (che pertanto potrebbe corrispondere al Gihon biblico): esso nasce in una zona della Lapponia finlandese [...] da cui effettivamente si dipartono altri corsi d'acqua. Uno è l'Ivalo, che i Lapponi chiamano Avvil. L'assonanza con Avila [...] da sola potrebbe essere casuale, ma proprio questo territorio è ricco d'oro».cite-ref-15[15] Il passo citato prosegue con l'identificazione di Tigri ed Eufrate con i loro corrispettivi scandinavi; il complesso di questi fiumi delinea, secondo Vinci, "una sorta di Mesopotamia finnica, straordinariamente assomigliante a quella asiatica".
L'Eden nella Divina Commedia
Nella mwaq0Divina Commedia di Dante Alighieri il paradiso terrestre è posto sulla sommità del monte del mwaq4purgatorio (situato agli mwaq8antipodi del mondo allora conosciuto) e rappresenta l'ultima tappa del percorso di purificazione che compiono le anime per poter accedere al paradiso. È rappresentato come una foresta lussureggiante percorsa dal fiume mwaraLetè che toglie la memoria del male commesso e il fiume mwareEunoè che rinnova la memoria del bene compiuto. Il giardino dell'Eden compare in tutti i canti dal mwariventottesimo al mwarmtrentatreesimo del mwarqPurgatorio. Il poeta fa qui il suo primo incontro con mwaruBeatrice e conosce mwaryMatelda, una donna che funge da mwarcallegoria dello stato d'innocenza dell'uomo prima del mwargpeccato originale. Inoltre assiste a una processione che rappresenta la storia dell'uomo e del suo rapporto con la mwarkfede, dal peccato originale al tempo di Alighieri.
Note
cite-note-11. ↑ La ricca terra di Avila, citata nella Genesi e nel Libro dei Re è quasi certamente la Valle dell'Indo. Si veda, anche on-line: Meir Bar-Ilan, INDIA and THE LAND of ISRAEL: BETWEEN JEWS and INDIANS in ANCIENT TIMES, mwasaJournal of Indo-Judaic Studies, 2001; idem, KING SOLOMON’S TRADE WITH INDIA, mwaseARAM 27:1&2 (2015), 125-137.
cite-note-22. ↑ Benché molti studiosi abbiano cercato di localizzare l'Eden biblico, l'autore del racconto sta probabilmente descrivendo una geografia simbolica, in cui anche l'indicazione "in oriente" è ambigua perché in ebraico potrebbe significare anche "in principio". Sugli aspetti simbolici del racconto dell'Eden si legga: mwasuEchoes of Eden: Genesis 2-3 and Symbolism of the Eden Garden in Biblical Hebrew Literature di Terje Stordalen, Peeters Publishers, 2000.
cite-note-33. ↑ mwaskmwasomwassGen 3,22, su mwaswLa Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
cite-note-44. ↑ Arturo Graf, mwataMiti, leggende e superstizioni del Medio Evo, Oscar Mondadori, 1990.
cite-note-55. ↑ Thorkild Jacobsen, mwatqThe Harps that Once...: Sumerian Poetry in Translation, New Haven, Yale University Press, 1987, p.181
cite-note-66. ↑ Speiser, E.A.. "Mesopotamian Motifs in the Early Chapters of Genesis." Expedition Magazine 5, no. 1 (September, 1962): -. Accessed November 05, 2023. mwatghttps://www.penn.museum/sites/expedition/mesopotamian-motifs-in-the-early-chapters-of-genesis/
cite-note-77. ↑ mwatwArturo Graf, mwat0op. cit., p. 56.
cite-note-88. ↑ mwaueArturo Graf, mwauiop. cit., p. 49.
cite-note-99. ↑ mwauyArturo Graf, mwaucMiti, leggende e superstizioni del Medio Evo, Oscar Mondadori, 1996, p. 41.
cite-note-1010. ↑ Jean Delumeau, mwausStoria del Paradiso. Il giardino delle delizie, Bologna, Il Mulino, 1994.
cite-note-1111. ↑ D'Arco Silvio Avalle, mwau8L'età dell'oro, in "Dal mito alla letteratura e ritorno", Milano, Il Saggiatore, 1990, p. 38 e sgg.
cite-note-1212. ↑ mwavmmwavqmwavuCantico 4,12, su mwavyLa Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
cite-note-1313. ↑ Dizionari dell'arte, mwavoLa natura e i suoi simboli, ed. Electa, 2003, pp.mwavs 12-15
cite-note-1414. ↑ Questa teoria e l'identificazione degli altri due fiumi (Pison e Ghicon) è stata proposta dall'archeologo Juris Zarins. Si veda: mwav8Dora Jane Hamblin, mwawamwaweHas the Garden of Eden been located at last? (mwawimwawmPDF), in mwawqSmithsonian Magazine, vol.mwawu 18, n.mwawy 2, maggio 1987. mwawcURL consultato l'8 gennaio 2014 mwawg(archiviato dall'mwawkurl originale il 9 gennaio 2014).
cite-note-1515. ↑ Felice Vinci, mwaw0mwaw4Omero nel Baltico, pp. 647-648.
Bibliografia
• citerefgrafArturo Graf, Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo, Oscar Mondadori, 1996.
• Arthur George, Elena George, mwaxmThe Mythology of Eden, Lanham, Hamilton Books, 2014.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
• citerefbritannica-com(EN) Garden of Eden, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefcatholic-encyclopedia(EN) Giardino dell'Eden, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
• (EN) Giardino dell'Eden, su Comic Vine, Fandom.
• mwaya(EN) Has the Garden of Eden been located at last?, su ldolphin.org. URL consultato il 2 gennaio 2006 (archiviato dall'url originale il 29 ottobre 2005).